Oggi scopro con felice stupore che se al bar in Brasile chiedi un "Porta aberta" ti servono una bevanda che non è altro che Coca Cola con vino rosso.
Benvenuti in questo spazio di pensieri spaiati ma affini. Le cose che ci trovate dentro sono tutte, laddove non specificato, opera del tempo che scorre fra me e sulla mia città. State pur comodi, e se vi viene voglia commentate numerosi. Se volete diffondere quello che leggete fatemelo sapere o almeno sentitevi liberi per quel che basta di citarne la fonte. Salve
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giovedì 13 giugno 2013
Porta aberta
Oggi scopro con felice stupore che se al bar in Brasile chiedi un "Porta aberta" ti servono una bevanda che non è altro che Coca Cola con vino rosso.
giovedì 6 giugno 2013
martedì 4 giugno 2013
Decades
80's were my right leg in music.
90's were my left leg in music.
The first decade of XXI century is a powerful pair of jeans for my miscellaneous legs living music.
lunedì 27 maggio 2013
Legàmi
| Tomba del Cane, Brescia |
lunedì 6 maggio 2013
Uomo artistico
Credo che il senso artistico stia modificando drasticamente il suo modo di raccontarsi.
Guardate il cinema, la musica e altre arti in genere, sembra che lo stallo sia ormai una realtà per tutte. Di certo qualcosa di nuovo verrà scritto, ma se prima il dialogo artistico si instaurava fra l'uomo e l'opera d'arte in senso verticale diretto, oggi quel passaggio è più comune che avvenga fra un uomo e un'altro uomo, cioè in parallelo.
E' economicamente molto più redditizio essendo in fondo un passaparola, infine molto più social.
giovedì 2 maggio 2013
martedì 30 aprile 2013
Dreamer
Oggi mi sento un po' sognatore. Di quei sogni non come quando passeggi in città, vedi una presa della corrente che pende accanto alla saracinesca abbassata di un negozio e vorresti attaccarci il phone per asciugarti i capelli. No. Parlo di sogni concreti che si possono realizzare, di quelli che ti concedono di pensare che un giorno potresti ottenere di più dalla vita. Non che oggi abbia poco, anzi quello che ho mi piace e mi basta ma oggi mi va pensare in grande.
domenica 28 aprile 2013
Frequenza
Ci sono città, non sono il solo a pensarlo. Ti dico ci sono anche città, non sono io quello cui gira tutto attorno. Città che si vuol bene: più spesso quando ci si allontana, si mette a fuoco e la visione d'insieme sembra risolversi. E' meno frequente avere tempo per uno sguardo tangenziale. Come tale infatti è più preciso e non si può fermare. Deve andare oltre.
domenica 21 aprile 2013
Imballo
Se consideriamo il "complesso del sesso" una gigante supernova, da alcuni tempi è facile osservare la sua orbita attorno al "complesso da consumo". Come un buco nero la attira a sé.
Capolavoro
domenica 14 aprile 2013
J'accuse
Non accetto chiamare gioia ciò che procura l'ascolto di certa musica (e.g. quella di L.Einaudi). Ecco l'ho detto.
Tutti noi l'abbiamo vissuta e il credere alla realizzazione del suo lascito è ciò che ci permette di dubitare e quindi anche di progredire.
Per giunta in un contesto come quello odierno che sventola ai quattro venti, come un'incombenza, la necessità dell'insorgere di nuova epoca, di una nuova era, che ha come comandamento plebiscitario la decrescita felice. Quando avremo nuovi momenti di crescita che non sia come in passato coatta? A quando una nuova età dell'Oro?
lunedì 8 aprile 2013
Ansa
| Fiume Garza, Brescia |
giovedì 4 aprile 2013
One.More.Time.
Il dono che più di tutti mi consola è certamente la passione per la musica. E' una grande compagnia che, come una piantina, ha bisogno sempre di nuova linfa e cure. Ma se devo ricorrere a un punto fermo e storico da cui sempre ripartire con rinnovata fiducia, devo tornare indietro diversi anni. Ricordo che a metà anni '80 mio papà aveva comprato per sé un walkman della Telefunken forse fra i primi in circolazione. Ricordo che il rivenditore gli aveva anche lasciato un'audio-cassetta bianca di quelle tipo Test d'ascolto con sopra incisi dei brani vari. Beh io ricordo che c'era questo bellissimo pezzo che iniziava con il suono del decollo di un aereo che faceva da prologo ad un incalzante musica pop '70. Poi la cassetta nei vari traslochi venne persa chissà dove e quella canzone non l'ho più sentita.
Quando mi faccio delle domande che mi danno troppo da non saper rispondere, mi solleva pensare che prima o poi mi succederà e penso che succederà in modo casuale, di riascoltare ancora una volta quella canzone che mi piaceva tanto.
giovedì 28 marzo 2013
lunedì 25 marzo 2013
Prex, precis
Il precario oltre che ad un essere umano può anche riferirsi a un luogo in cui si prega cioè un luogo in cui si chiede una permissione occasionale, tanto quanto il tempo per richiederla, che dura fino a che il concedente lo permette.
Mentre vivere il concetto di precariato in modo contemporaneo corre il rischio di tenere solo in considerazione la condizione di disagio soprattutto economico: nella mancata realizzazione di ciò che si vorrebbe fare, essere o ottenere soprattutto però attraverso il proprio lavoro.
(E facendo questo invece stendo un velo pietoso al nascondere che quella persona precaria lo sia solo in senso economico trascurando che voglia inoltre chiedere vicinanza, supporto morale o comunque crescita. Credendo che essendo a me precisa deve da sé arrangiarsi così come qualunque altro che ha raggiunto uno stato di maggior autonomia che gli ha permesso invece di trovare lavoro. Credere quindi nell'uguaglianza può anche permettere di credere che una persona debba essere abbandonata perché si realizzi? O deve essere aiutata e seguita?)
E' il lavoro oggi che fa da unico tramite fra ciò che si chiede e ciò che viene concesso? E' la mancanza di lavoro che crea disagio cioè nessuno è povero se ha un lavoro?
Questo concetto se traslato nei secoli passati si rivela ai miei occhi ben più bello di quello di cui in realtà si tratta: bello infatti è pensare che un tempo la preghiera, parlo di quella religiosa, potesse aiutare il richiedente: cioè il mio onesto immaginario mi fa pensare ad una persona povera che ha bisogno d'aiuto e questo aiuto gli viene conferito da chi dispone di più di lui non solo di denaro ma anche di pietà, misericordia, e di altre qualità che riconducono alla professione del bene.
(Facendo ciò però, non so ma è come se stendessi naturalmente un velo pietoso su tutta la sofferenza che ha portato quella persona a inginocchiarsi; tenendo solo in bella considerazione iil lieto fine e la realizzazione ultima di ogni richiesta.)
(Facendo ciò però, non so ma è come se stendessi naturalmente un velo pietoso su tutta la sofferenza che ha portato quella persona a inginocchiarsi; tenendo solo in bella considerazione iil lieto fine e la realizzazione ultima di ogni richiesta.)
Mentre vivere il concetto di precariato in modo contemporaneo corre il rischio di tenere solo in considerazione la condizione di disagio soprattutto economico: nella mancata realizzazione di ciò che si vorrebbe fare, essere o ottenere soprattutto però attraverso il proprio lavoro.
(E facendo questo invece stendo un velo pietoso al nascondere che quella persona precaria lo sia solo in senso economico trascurando che voglia inoltre chiedere vicinanza, supporto morale o comunque crescita. Credendo che essendo a me precisa deve da sé arrangiarsi così come qualunque altro che ha raggiunto uno stato di maggior autonomia che gli ha permesso invece di trovare lavoro. Credere quindi nell'uguaglianza può anche permettere di credere che una persona debba essere abbandonata perché si realizzi? O deve essere aiutata e seguita?)
E' il lavoro oggi che fa da unico tramite fra ciò che si chiede e ciò che viene concesso? E' la mancanza di lavoro che crea disagio cioè nessuno è povero se ha un lavoro?
Penso che non lo sarà mai e poi mai. Ogni giorno che passa ogni cosa ed ogni essere riceve una carica di utilità che non può più rifiutare: per il bene di ciò che succederà domani.
giovedì 21 marzo 2013
lunedì 18 marzo 2013
Scandaglio
Ci sono cose che si svelano man mano e solo il tempo permette loro di farsi chiare: potete lusingare aspirare comprare chiedere o persino forzare ma se non è il momento non lo è e basta. Poi come un lampo ecco che tutto si rende chiaro ai sensi e alla comprensione. Vivo la vita forse in modo troppo metaforico e poco pratico lo ammetto; ma lasciate che viva questo sogno senza vergogna. Esponendolo. Di metafore ne trovo a bizzeffe in ogni cosa cercandole quasi come nutrimento per il mio benessere. E' come se ad ogni occasione passassi allo scandaglio ogni mia esperienza perché in fondo vorrei credere che quello che compone la mia sensibilità abbia sempre a che fare con qualcosa (cioè la convinzione che la realtà da sola non basti ed abbia bisogno essa stessa di altro per esistere) e a volte trovo delle relazioni con stupore sicuro di aver capito. Che a questo mondo non tutto è un caso ma che le cose ci avviluppano tutte in un divenire multidirezionale.
domenica 10 marzo 2013
Il convoglio che sfreccia mentre sopra le rondini.
National anthem of Botswana translated in English: Fatshe leno la rona
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giovedì 7 marzo 2013
mercoledì 27 febbraio 2013
Buon senso
Dopo le elezioni avvenute nel mio Paese mi vengono spontanee alcune riflessioni e cogitazioni che lascerei nel turbine del mio cervello. Una cosa la devo esporre infatti: quando erano in vita i vari Pitagora, Archimede, Bernoulli, Euclide ecc. (cioè le grandi menti del ragionamento), ma gli altri checcavolo facevano?
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